Cycling & Blogging: welcome on your finish line on the Adriatic Coast!!! sei entrato nel Blog ufficiale dell'Alexander Bike Hotel di Gabicce Mare!

sabato 31 gennaio 2026

Biciclette Italiane

Quella di Biciclette Italiane è una storia lunga, nata quasi per istinto.

Dopo il libro realizzato con Bolis su Campagnolo – sulla scia del lavoro di Paolo Facchinetti – era già emersa un’idea: perché non raccontare i marchi italiani della bicicletta?
Non solo i grandi nomi, ma anche quei marchi “di secondo piano” che, in realtà, hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia del nostro ciclismo.

Cosa rende davvero speciali le biciclette italiane, tanto apprezzate all’estero?

Certo, ci sono i brand più famosi, ma ci sono anche gli artigiani. Uomini che, tra un cannello di saldatura e una lima, hanno inventato soluzioni grandi e piccole, spesso alla base delle biciclette moderne.
La voglia era proprio questa: raccontare quelle storie. E capire come, in alcuni casi, da una piccola officina siano nati marchi conosciuti in tutto il mondo.

La prima vera difficoltà è stata la selezione.

Insieme al direttore editoriale di Bolis, Gino Cervi — autentico angelo custode di questo progetto — ci siamo resi conto subito che un’enciclopedia dei marchi italiani sarebbe stata impossibile. Troppi nomi, troppe storie, troppo poco spazio per raccontarle davvero.

Abbiamo quindi fatto delle scelte: prima escludendo abbigliamento, calzature e accessori, poi concentrandoci su biciclette e componenti realmente significativi.

Anche la disponibilità del materiale ha avuto il suo peso. Molti marchi italiani, purtroppo, non possiedono archivi storici organizzati. Spesso è più facile trovare fotografie, cataloghi o telai dimenticati in giro per il mondo che nelle cantine delle aziende stesse. In alcuni casi la storia è andata persa nei passaggi di proprietà, sacrificata per fare spazio al presente.


Ed eccolo qui.

Biciclette Italiane racconta tante piccole avventure: alcune culminate nel successo, altre rimaste lungo la strada.
Storie di intuizioni geniali, di passione e di artigianato che hanno segnato il ciclismo agonistico del nostro passato, recente e meno recente.

Ogni marchio ha almeno due pagine dedicate; per quelli più importanti lo spazio cresce, lasciando posto a immagini storiche e biciclette a piena pagina.

Negli Stati Uniti, dove il libro è uscito in inglese con Velopress prima che in Italia, lo hanno definito “a coffee table book”: un libro da tenere a portata di mano, da sfogliare senza fretta.
Non un volume da leggere tutto d’un fiato, ma da vivere pagina dopo pagina.




Biciclette Italiane was born almost instinctively.

After working on a book about Campagnolo, the idea naturally emerged: why not tell the story of Italian bicycle brands?
Not only the famous names, but also the smaller ones — the workshops, the craftsmen, the innovators who shaped the soul of Italian cycling.

What does really makes Italian bicycles so admired around the world?

It’s not just the big brands. It’s also the artisans who, with a torch and a file, created ideas and solutions that still influence modern bicycles today.

The biggest challenge was choosing what to include.

Together with Bolis’ editorial director, Gino Cervi, we quickly understood that an encyclopedia was impossible. Too many brands, too many stories — and no space to tell them properly.

So we made choices, focusing on the most meaningful bicycle and component brands.
Another difficulty was archival material: many Italian companies no longer preserve their own history. Often, more documents can be found abroad than in the companies’ own basements.

This is the result.

Biciclette Italiane tells stories of passion, intuition and craftsmanship. Some ended in worldwide success, others slowly disappeared — but all helped shape Italian cycling culture.

Each brand has its own dedicated space, with historical images and full-page bicycles.

In the United States, where the English edition was published by Velopress before the Italian release, it was described as a coffee table book: not a book to read from start to finish, but one to browse slowly, page after page.

giovedì 29 gennaio 2026

Le 10 regole del ciclismo che ogni biker dovrebbe conoscere

 Il ciclismo non è solo spingere sui pedali: è equilibrio, costanza, ascolto del proprio corpo e… un po’ di saggezza conquistata chilometro dopo chilometro. L’immagine delle “10 Cycling Rules” racchiude in modo semplice ed efficace alcune verità che ogni ciclista, principiante o esperto, impara con il tempo.

Vediamole insieme:

1️⃣ Spingi forte in salita
Le salite sono il vero banco di prova. Non aver paura di soffrire: è lì che si costruisce la forza, fisica e mentale. Il ritmo giusto fa la differenza.

2️⃣ Usa spesso i rapporti
Cambiare marcia non è un segno di debolezza, ma di intelligenza. Trovare la cadenza ideale ti aiuta a risparmiare energie e migliorare l’efficienza.

3️⃣ Dai il massimo… ma non tutti i giorni
Allenarsi duro è importante, ma il recupero lo è altrettanto. Il miglioramento arriva quando alterni sforzo e riposo.

4️⃣ I pantaloncini da ciclismo sono sacri
Vanno bene solo in sella 🚴‍♂️😄
Comfort, praticità e rispetto di uno stile che ogni ciclista conosce bene.

5️⃣ Sii paziente: la forma fisica richiede tempo
Nessuna scorciatoia. La vera crescita arriva con la costanza, settimana dopo settimana, senza fretta.

6️⃣ Cura il core
Un core forte significa più stabilità, meno dolori e maggiore controllo della bici. Non trascurarlo, nemmeno fuori dalla sella.

7️⃣ Rilassa viso, mani e mascella
Tensione inutile = spreco di energia. Pedala rilassato e fluido, soprattutto nei momenti più duri.

8️⃣ Tieni la bici pulita
Una bici pulita funziona meglio, dura di più e… diciamolo: è anche molto più bella da vedere.

9️⃣ Porta sempre una camera d’aria di scorta
La foratura arriva sempre quando meno te lo aspetti. Essere pronti fa parte del gioco.

🔟 Pedala: è il modo migliore per migliorare
Semplice e vero. Nessun segreto magico: più pedali, più migliori.


🚴‍♀️ Conclusione

Queste regole non sono dogmi, ma piccoli promemoria che raccontano lo spirito del ciclismo: fatica, passione, rispetto e divertimento. Che tu pedali su strada, gravel o MTB, ricordati sempre perché hai iniziato: per stare bene e sentirti libero.




The 10 Cycling Rules Every Rider Should Know

Cycling is more than just turning the pedals. It’s about balance, consistency, listening to your body, and learning lessons that only miles on the road can teach. The “10 Cycling Rules” perfectly capture the mindset every cyclist—beginner or experienced—comes to understand over time.

Let’s break them down:

1️⃣ Go hard on climbs
Climbs are where cyclists are made. Embrace the struggle—it’s where strength, endurance, and mental toughness are built.

2️⃣ Use your shifters—a lot
Shifting gears isn’t weakness; it’s smart riding. Finding the right cadence saves energy and keeps you efficient.

3️⃣ Ride hard—but not every day
Training hard matters, but recovery is just as important. Progress comes from the right balance between effort and rest.

4️⃣ Don’t wear cycling shorts anywhere but on the bike
A rule every cyclist understands 😄
They’re designed for the saddle—nothing more, nothing less.

5️⃣ Be patient—true fitness takes time
There are no shortcuts. Consistency and patience are what truly build long-term fitness.

6️⃣ Work your core
A strong core improves stability, control, and power on the bike. Don’t ignore off-the-bike training.

7️⃣ Relax your face, hands, and jaw
Unnecessary tension wastes energy. Stay loose, especially when the ride gets tough.

8️⃣ Clean your bike
A clean bike runs better, lasts longer, and simply feels better to ride.

9️⃣ Always carry a spare tube
Punctures happen—usually at the worst possible moment. Being prepared is part of being a cyclist.

🔟 Ride—it’s the best way to get better
Simple and true. No shortcuts, no secrets: the more you ride, the better you become.


🚴 Final Thoughts

These rules aren’t strict laws—they’re reminders of what cycling is really about: effort, passion, respect, and enjoyment. No matter how or where you ride, never forget why you started: for the love of the ride and the freedom it brings.

martedì 27 gennaio 2026

Early Ride, Big Rewards – Bike Holiday 2026

 

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Hai già iniziato a sognare la tua prossima vacanza in bici?
Il 2026 è il momento perfetto per scoprire nuove strade, panorami mozzafiato e borghi autentici, pedalando tra la Riviera Adriatica e le colline marchigiane.

Con il pacchetto “Bike Holiday 2026”, l’Hotel Alexander ti propone un’esperienza su misura, pensata sia per ciclisti esperti sia per appassionati in cerca di nuove emozioni: sport, natura, cultura e sapori locali si incontrano in una vacanza completa e coinvolgente.

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Non vediamo l’ora di accoglierti per una nuova stagione bike tutta da vivere.






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2026 is the perfect year to explore new roads, breathtaking landscapes and authentic villages, riding between the Adriatic Riviera and the rolling hills of the Marche region.

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From the famous Strada Panoramica to the silence of Fonte Avellana Hermitage, from the castles of Arcevia to the elegance of Urbino, every ride is carefully designed to let you experience the region at its most authentic.

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We look forward to welcoming you for another unforgettable cycling holiday in 2026.

sabato 24 gennaio 2026

Io e la mia bicicletta

Come può una bicicletta entrare nella vita di una persona e non uscirne mai più? Come può trasformarsi in uno strumento capace di dare piacere e fatica, avventura e conoscenza, tutto nello stesso tempo?

Chi pedala lo sa: ogni corsa è un dialogo con se stessi, una danza tra mente e corpo, un viaggio fatto di pensieri, emozioni e sensazioni che prendono forma a ogni pedalata. Paul Fournel lo racconta come nessun altro: leggendo le sue parole, anche i ciclisti più irriducibili riconosceranno quel senso profondo di libertà e piacere che, fino a quel momento, avevano solo intuito.

Perché andare in bicicletta non è solo sport: è un’avventura erotica con la vita stessa. Il vento sulla faccia, la fatica che brucia e insieme rigenera, la strada che scorre sotto le ruote… tutto diventa esperienza, tutto diventa poesia.

Come dice Fournel:

«La bici è la via più corta verso il raddoppio di se stessi.
Due volte più veloci, due volte meno stanchi, due volte più vento in faccia».

E forse è proprio questo il segreto: in sella, scopriamo versioni di noi stessi che nemmeno sapevamo esistessero.

How can a bicycle enter someone’s life and never leave it? How can it become a tool of both pleasure and struggle, adventure and discovery?

Anyone who rides knows: every ride is a conversation with yourself, a dance between mind and body, a journey of thoughts and emotions that unfold with every pedal stroke. Paul Fournel captures this like no one else. Reading his words, even the most devoted cyclists will recognize that deep sense of freedom and joy they had always felt but never quite been able to put into words.

Riding isn’t just a sport—it’s a passionate, intimate adventure with life itself. The wind on your face, the burn of effort that invigorates you, the road flowing beneath your wheels… it all becomes experience, it all becomes poetry.

As Fournel says:

“The bicycle is the shortest route to doubling yourself.
Twice as fast, half as tired, twice the wind in your face.”

Perhaps that’s the secret: on a bike, we discover versions of ourselves we never knew existed.

giovedì 22 gennaio 2026

Quando le biciclette diventano grandi come auto: un esperimento che fa riflettere

 È una verità evidente ma spesso sottovalutata: le automobili occupano molto più spazio delle biciclette. Questo semplice fatto ha ispirato un esperimento curioso e provocatorio, capace di mostrare concretamente quanto spazio sprechiamo ogni giorno sulle strade delle nostre città 🚗➡️🚲

Nel settembre 2014, a Riga, un gruppo di attivisti del ciclismo ha deciso di trasformare un’idea in realtà durante il Car Free Day, la giornata internazionale dedicata alla mobilità sostenibile. Hanno costruito intorno alle loro biciclette delle strutture in bambù, ingombranti quanto una normale automobile.
Il risultato? Impossibile da ignorare.

Così equipaggiati, gli attivisti hanno pedalato per ore lungo le vie della città, attirando sguardi stupiti e creando un impatto visivo fortissimo. L’obiettivo era chiaro: dimostrare quanto sia illogico utilizzare mezzi enormi per trasportare, nella maggior parte dei casi, una sola persona. Un messaggio semplice ma potentissimo, reso ancora più efficace dalla sua messa in scena.

Il gruppo, conosciuto come Divertenis, ha raccontato che l’iniziativa ha aiutato molti cittadini a riflettere sul modo in cui viviamo le città e sugli spazi che scegliamo di occupare. Se questa prospettiva diventasse più condivisa, le strade potrebbero essere più libere, sicure e vivibili, con più piste ciclabili e meno traffico inutile.

Un’idea che cambia il punto di vista, invitandoci a immaginare città più leggere, a misura d’uomo e delle persone.





When Bikes Become as Big as Cars: An Eye-Opening Experiment

It’s an obvious truth, yet often overlooked: cars take up far more space than bicycles. This simple fact inspired a curious and provocative experiment that vividly demonstrates just how much space we waste on our streets every day 🚗➡️🚲

In September 2014, in Riga, a group of cycling activists decided to turn an idea into reality during Car Free Day, the international day promoting sustainable mobility. They built bamboo structures around their bikes, making them as large as regular cars.
The result? Impossible to ignore. 

Fully equipped, the activists rode for hours through the city streets, turning heads and creating a striking visual impact. The goal was clear: to show how illogical it is to use huge vehicles to transport, in most cases, just one person. A simple yet powerful message, made even stronger by the dramatic demonstration.

The group, known as Divertenis, reported that the initiative helped many citizens rethink how we live in cities and the space we choose to occupy. If this perspective were more widely shared, streets could become freer, safer, and more livable — with more bike lanes and less unnecessary traffic.

An idea that shifts our perspective, encouraging us to imagine lighter, human-scale cities

martedì 20 gennaio 2026

Come Tenere la Tua Bici Sempre Fluida con una Pulizia Semplice

 Mantenere la bici in perfetta forma parte da un’abitudine semplice: la pulizia regolare. Che tu pedali su una bici da strada elegante, una mountain bike resistente o la piccola bici del tuo bambino, pulire non deve essere complicato. Con pochi strumenti e un po’ di know-how, puoi far brillare la tua bici — e farla scorrere come nuova.

Ti stai chiedendo: come si fa una pulizia profonda? Posso usare il detersivo per i piatti? È sicuro spruzzarla con il tubo? Come fanno i professionisti? Questa guida ti spiega tutto.

Strumenti Essenziali per Pulire la Bici come un Pro

Prima di iniziare, prepara:

  • Acqua pulita

  • Due secchi (uno per il lavaggio, uno per il risciacquo)

  • Panni puliti o vecchie magliette

  • Pennelli di varie dimensioni, incluso uno spazzolino da denti vecchio

  • Detergente specifico per bici (noi usiamo Svitol)

  • Sgrassatore (noi usiamo Svitol)

  • Lubrificante per catena (wet o dry secondo le condizioni, noi usiamo Svitol)

  • Cavalletto bici, o alternativa improvvisata

Consigli:
Usa acqua a bassa pressione per non danneggiare i cuscinetti. Panni e vecchie magliette funzionano perfettamente per strofinare e asciugare. I detergenti specifici sono ideali per il telaio, ma anche il sapone delicato va bene. Lo sgrassatore è fondamentale per catena e componenti metallici. Dopo la pulizia, applica il lubrificante giusto: wet lube per pioggia, dry lube per giornate asciutte.

Guida Passo-Passo alla Pulizia Profonda

Step 1: Posiziona la bici
Usa un cavalletto o appendila per accedere facilmente a tutte le parti.

Step 2: Prepara i secchi
Uno con acqua e sapone per lavare, l’altro con acqua pulita per il risciacquo.

Step 3: Smonta le ruote
Rimuovi le ruote. Per mantenere la catena in tensione puoi usare un chain keeper o improvvisare con un cacciavite dietro i foderi.

Step 4: Pulisci la catena
Applica lo sgrassatore e gira le pedivelle all’indietro per coprire ogni maglia. Lascia agire 10–15 minuti e risciacqua delicatamente. Per lo sporco ostinato, strofina leggermente con spugna e acqua saponata.

Step 5: Pulizia della trasmissione
Spazzola corona, pulegge e pacco pignoni. Usa uno spazzolino per gli spazi stretti. Applica qualche goccia di sapone, strofina e risciacqua.

Step 6: Lava il telaio
Usa spugna e acqua saponata, dal davanti al dietro. Non dimenticare freni e pattini.

Step 7: Pulizia gomme e cerchi
Spazzola pneumatici, raggi e cerchi. Gira le ruote per raggiungere tutti i lati e pulire anche mozzi e raggi.

Step 8: Rimonta e lubrifica
Rimonta le ruote, controlla la trasmissione e asciuga con un panno morbido o lascia asciugare all’aria. Applica il lubrificante specifico senza esagerare per un funzionamento ottimale.

Una bici pulita non è solo più bella: scorre meglio, dura di più e rende la pedalata più efficace.




How to Keep Your Bike Running Smoothly with Simple Cleaning

Keeping your bike in top shape starts with one simple habit: regular cleaning. Whether you ride a sleek road bike, a rugged mountain bike, or your child’s tiny two-wheeler, cleaning doesn’t have to be complicated. With a few basic tools and some know-how, you can make your bike shine — and ride like new.

You might be wondering: How do I deep clean my bike? Can I use dish soap? Is it safe to hose it down? Or, how do the pros do it? This guide covers all that and more.

Essentials for Cleaning Your Bike Like a Pro

Before you start, gather these key items:

  • Clean water

  • Two buckets (one for washing, one for rinsing)

  • Clean rags or old T-shirts

  • Brushes of various sizes, including an old toothbrush

  • A bike-specific cleaner (we use Svitol)

  • Degreaser (we use Svitol)

  • Bike chain lubricant (wet or dry depending on conditions, we use Svitol)

  • A bike stand, or an improvised alternative

Tips:
Use gentle water pressure to avoid damaging bearings. Clean rags and old T-shirts work perfectly for scrubbing and drying. Bike-specific cleaners are ideal for frames, but mild dish soap works in a pinch. Degreaser is essential for chains and metal components. Finish by applying the right lubricant: wet lube for rainy rides, dry lube for dry weather.

Step-by-Step Deep Cleaning Guide

Step 1: Mount Your Bike
Use a bike stand or hang your bike by the saddle so all parts are easily accessible.

Step 2: Prepare Buckets
Fill one bucket with soapy water for washing, and the second with clean water for rinsing.

Step 3: Remove Wheels
Take off your wheels. For chain tension, a chain keeper helps, but you can improvise with a screwdriver behind the seat stays.

Step 4: Clean the Chain
Apply degreaser and rotate the cranks backward to coat every link. Let it sit 10–15 minutes, then rinse gently. Scrub stubborn grime lightly with soapy water.

Step 5: Tackle the Drivetrain
Clean chainrings, pulleys, and cassette with a stiff brush and toothbrush for tight spots. Apply a few drops of soap to remove grime, then rinse.

Step 6: Wash the Frame
Use a sponge and soapy water to clean the frame, from front to back. Don’t forget brake calipers and pads.

Step 7: Clean Tires and Rims
Scrub tires, spokes, and rims with a soft brush. Flip the wheels to reach all sides, making sure hubs and spokes are free of dirt.

Step 8: Reassemble and Lubricate
Reattach the wheels, check the drivetrain, and dry the bike with a soft cloth or let it air-dry. Apply a bike-specific chain lubricant — not too much — for smooth performance.

A clean bike is more than just visually appealing. It rides smoother, lasts longer, and performs better.


sabato 17 gennaio 2026

Tadej Pogacar: Unstoppable

 Tadej Pogačar non è un corridore come gli altri. Lo sloveno è un fenomeno sportivo irripetibile. A soli 26 anni ha già vinto quasi tutto ciò che il ciclismo può offrire — e lo ha fatto con una combinazione rara di audacia, eleganza e istinto offensivo che ha cambiato il modo di intendere le corse.

Questa biografia approfondita ripercorre l’ascesa fulminea di Pogačar fino ai vertici del ciclismo mondiale, raccontando le sue vittorie più importanti, le rivalità più accese e i momenti chiave che hanno segnato la sua carriera. Non si tratta solo di un elenco di successi, ma di un ritratto completo del carattere, della motivazione e delle straordinarie qualità tecniche che stanno dietro al suo dominio.

Firmato dal giornalista specializzato Andy McGrath, il libro segue lo sviluppo di un campione dalla versatilità unica: dalla vittoria al Tour de l’Avenir nel 2018 ai successi monumentali alla Liège–Bastogne–Liège, al Lombardia e al Giro delle Fiandre, fino alla stagione storica del 2024. In quell’anno Pogačar ha centrato la prestigiosa Tripla Corona del ciclismo, conquistando Giro d’Italia, Tour de France e Campionato del Mondo su strada nella stessa stagione. Il suo palmarès comprende anche quattro vittorie al Tour de France (2020, 2021, 2024 e 2025).

McGrath racconta come un bambino minuto, cresciuto in una piccola nazione montuosa come la Slovenia, si sia avvicinato al ciclismo, come il suo talento sia emerso in adolescenza e come sia stato coltivato dallo staff tecnico e dirigenziale dell’UAE Team Emirates–XRG. Attraverso le testimonianze di chi gli è vicino — compagni di squadra fidati, addetti ai lavori e persino avversari — emerge il ritratto di un campione difficile da arginare.

Ma non è solo ciò che Pogačar ha vinto a renderlo speciale: è soprattutto il modo in cui lo ha fatto. Il suo stile di corsa aggressivo, l’intelligenza tattica e il piacere evidente di stare in bici lo hanno reso uno dei corridori più amati dal pubblico. McGrath arriva al cuore del fenomeno “Pogi”, raccontando non solo il campione inarrestabile, ma anche il giovane uomo affascinante che si cela dietro una delle più grandi storie di successo del ciclismo moderno



Tadej Pogačar is not just another professional cyclist. The Slovenian is a once-in-a-generation sporting phenomenon. By the age of 26, he has already won almost everything the sport has to offer — and he has done so with a rare blend of audacity, elegance and attacking instinct that has redefined modern bike racing.

This in-depth biography traces Pogačar’s meteoric rise to the very top of elite cycling, revisiting his greatest victories, his most compelling rivalries and the defining moments that shaped his career. More than a list of results, it offers a portrait of the character, motivation and extraordinary skill set behind his dominance.

Written by experienced cycling journalist Andy McGrath, the book follows the evolution of a uniquely versatile champion — from his breakthrough victory at the Tour de l’Avenir in 2018 to landmark triumphs at Liège–Bastogne–Liège, Il Lombardia and the Tour of Flanders, culminating in a historic 2024 season. That year, Pogačar achieved the sport’s prestigious Triple Crown, winning the Giro d’Italia, the Tour de France and the UCI Road World Championships in the same season. His palmarès also includes an astonishing four Tour de France victories (2020, 2021, 2024 and 2025).

McGrath explores how a diminutive, soft-spoken child from a small, mountainous nation like Slovenia first discovered cycling, how his talent emerged during his teenage years and how it was nurtured by the coaches and management of UAE Team Emirates–XRG. Through insights from those closest to him — trusted teammates, staff and even fierce rivals — the book reveals what makes Pogačar so difficult to beat.

Yet it is not only what Pogačar has won that makes him special, but how he wins. His fearless attacking style, tactical intelligence and infectious joy on the bike have earned him a unique place in the hearts of fans worldwide. McGrath gets to the very core of the phenomenon known as “Pogi”, capturing both the unstoppable racer and the fascinating young man behind one of the greatest success stories in cycling history. 

giovedì 15 gennaio 2026

Portiere salvaciclisti obbligatorie per tutti? L’idea arriva dalla Germania

Nelle grandi città italiane qualcosa si sta muovendo sul fronte della mobilità sostenibile: crescono le associazioni ciclistiche, aumentano le richieste di piste ciclabili protette e la sicurezza stradale torna finalmente al centro del dibattito pubblico. Ma una spinta concreta potrebbe arrivare dall’estero, e in particolare dalla Germania.

Italia fanalino di coda sulla mobilità ciclabile
Quando si parla di biciclette, l’Italia resta — senza troppi giri di parole — uno dei Paesi più arretrati d’Europa. La cultura dell’auto domina ancora lo spazio pubblico e la strada è spesso percepita come territorio esclusivo dei veicoli a motore. In molti Paesi dell’Unione Europea, invece, la bici è un mezzo di uso quotidiano: si utilizza per accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro, fare commissioni, anche nei mesi invernali.

È in questo contesto che dalla Germania arriva una proposta interessante: rendere obbligatorie le “portiere salvaciclisti” su tutte le nuove auto, un sistema di sicurezza pensato per ridurre uno degli incidenti più comuni e pericolosi per chi pedala.

Cosa sono le portiere salvaciclisti
Si tratta di un sistema ADAS in grado di rilevare l’arrivo di un ciclista, di una moto o di un’auto nel momento in cui qualcuno sta per aprire una portiera. L’avviso può essere sonoro, visivo oppure, nei sistemi più avanzati, includere il blocco temporaneo della portiera per evitare l’impatto.

Alcuni modelli di nuova generazione — come la recente Renault Clio 6 — offrono già questa tecnologia, ma al momento si tratta di casi isolati. L’idea tedesca è fare un passo in più: trasformare questa dotazione in uno standard obbligatorio.

La proposta nasce dall’ADFC, l’associazione nazionale dei ciclisti tedeschi. L’organizzazione è però chiara su un punto fondamentale: le portiere salvaciclisti non possono sostituire le infrastrutture. “Ben vengano questi sistemi — spiegano — ma servono comunque più piste ciclabili sicure e realmente separate dal traffico motorizzato”.

I numeri parlano chiaro. Solo a Berlino, nel 2024, si sono verificati 435 incidenti legati all’apertura delle portiere, mentre a Colonia i casi registrati sono stati 120. Non esiste una statistica europea unificata, ma episodi simili avvengono ogni giorno in moltissime città.

Le portiere salvaciclisti non risolveranno tutti i problemi della sicurezza stradale urbana, ma potrebbero ridurre in modo significativo un tipo di incidente spesso sottovalutato e potenzialmente gravissimo. Per chi si muove in bici, l’impatto con una portiera che si apre all’improvviso può causare cadute, traumi seri o peggio.

La domanda ora è semplice: l’Europa seguirà l’esempio tedesco? Se questa tecnologia diventasse obbligatoria, rappresenterebbe un piccolo ma concreto passo verso strade più sicure e più eque per tutti. E forse, anche in Italia, potrebbe contribuire a un necessario cambio di mentalità sulla mobilità.




Mandatory cyclist‑saving car doors? The idea comes from Germany

In major Italian cities, something is slowly changing when it comes to sustainable mobility: cycling associations are growing, demands for protected bike lanes are increasing, and road safety is finally back at the center of the debate. But a decisive push could come from abroad — and specifically from Germany.

Italy at the bottom of the ranking for cycling mobility
When it comes to bicycles, Italy remains — without mincing words — one of the most backward countries in Europe. Car culture still dominates public space, and the road is often perceived as the exclusive domain of motor vehicles. In many EU countries, on the other hand, bicycles are used daily: to take children to school, commute to work, run errands — even during the winter months.

It is in this context that an interesting proposal is emerging from Germany: making “cyclist‑saving car doors” mandatory on all new cars, a safety system designed to reduce one of the most common and dangerous accidents for people cycling.

What are cyclist‑saving car doors?
This is an ADAS safety system that detects the approach of a cyclist, motorcycle, or car when someone is about to open a door. The warning can be acoustic, visual, or — in more advanced systems — include a temporary mechanical lock of the door to prevent a collision.

Some next‑generation models — such as the new Renault Clio 6 — already offer this technology, but for now these are isolated cases. The German proposal aims to take a step further: turning this feature into a mandatory standard.

The proposal comes from the ADFC, the German Cyclists’ Association. The organization is clear on one key point, however: cyclist‑saving doors cannot replace proper infrastructure. “These systems are welcome,” they say, “but we still need more safe, physically separated bike lanes.”

The numbers speak for themselves. In Berlin alone, 435 door‑related accidents were recorded in 2024, while Cologne reported 120 cases. There is no unified European statistic, but similar incidents occur daily in cities across the continent.

Cyclist‑saving car doors will not solve all urban road safety issues, but they could significantly reduce a type of accident that is often underestimated and potentially very serious. For people riding a bike, hitting a suddenly opened car door can result in severe injuries — or worse.

The question now is simple: will Europe follow Germany’s lead? If this technology became mandatory, it would represent a small but concrete step toward safer, fairer streets for everyone. And perhaps, even in Italy, it could help shift long‑standing attitudes toward mobility.

mercoledì 14 gennaio 2026

Donne e mobilità: a Bologna il convegno su dati, politiche e criticità

 Fare rete, valorizzare le esperienze già in corso e costruire una visione condivisa capace di incidere sulle politiche future. Con questi obiettivi martedì 20 gennaio si terrà a Bologna il convegno “Donne e mobilità. Politiche per la parità, le professioni e l’innovazione”, un appuntamento che mette al centro un tema ancora troppo poco affrontato: il rapporto tra mobilità e genere.

L’iniziativa, in programma dalle 10 alle 17 presso lo Spazio Borsa – Auditorium Biagi, vedrà anche l’adesione della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB), da sempre impegnata nella promozione dei diritti, della sicurezza stradale e di una mobilità più equa e sostenibile. L’obiettivo finale è ambizioso: arrivare alla redazione di un documento condiviso che chieda a istituzioni, amministrazioni, aziende pubbliche e private, ministeri ed esperti di consolidare e rafforzare azioni concrete a favore della mobilità delle donne e della presenza femminile nei settori della mobilità.

Il convegno è promosso da Roma Servizi per la Mobilità, Isfort, TRT, Sipotra, Federmobilità, Asstra e Tper e sarà aperto dall’intervento del sindaco di Bologna Matteo Lepore. Non è un caso che l’evento si svolga proprio a Bologna: la città rappresenta da tempo un laboratorio nazionale per le politiche bike friendly e per un nuovo approccio allo spazio urbano. La “Città 30” non è solo una misura di limitazione del traffico, ma un cambio di paradigma che mette al centro pedoni, ciclisti e utenti vulnerabili della strada.

I temi al centro della giornata saranno due, strettamente intrecciati: la mobilità delle donne e le donne nella mobilità.
Come si muovono le donne? Quali sono le loro esigenze quotidiane? E in che modo i sistemi di trasporto rispondono — o non rispondono — a bisogni legati a sicurezza, accessibilità, cura e tempi di vita? Domande fondamentali per progettare servizi innovativi e spazi urbani più sicuri e inclusivi.

Accanto a questo, il convegno offrirà un’analisi dei dati sul lavoro femminile nel settore della mobilità: dalle aziende di trasporto alle agenzie, dalla pianificazione ai servizi pubblici e privati, fino agli ambiti della ricerca e della formazione. Un quadro necessario per comprendere quanto e come le donne siano presenti nei processi decisionali che plasmano le città di oggi e di domani.

La giornata si concluderà con una tavola rotonda dedicata alla messa a terra dei contenuti della Carta della mobilità delle donne, con l’obiettivo di trasformare analisi e proposte in impegni concreti.

Un appuntamento importante anche per chi si occupa di ciclabilità: perché una mobilità davvero sostenibile non può prescindere dall’equità di genere, dall’ascolto dei bisogni e dalla sicurezza di tutte e tutti.


Courtesy of FIAB 



Women and Mobility: Bologna hosts a conference on data, policies and challenges

The January 20 program

Building networks, valuing existing experiences and developing a shared vision capable of shaping future policies. These are the goals of the conference “Women and Mobility. Policies for Equality, Professions and Innovation”, which will take place in Bologna on Tuesday, January 20.

Scheduled from 10 a.m. to 5 p.m. at Spazio Borsa – Auditorium Biagi, the event will also see the participation of the Italian Federation for the Environment and Cycling (FIAB), which has long been committed to promoting road safety, sustainable mobility and equal rights. The ultimate aim is to draft a shared document calling on institutions, public and private companies, administrations, ministries and experts to strengthen concrete actions in support of women’s mobility and women working in the mobility sector.

The conference is promoted by Roma Servizi per la Mobilità, Isfort, TRT, Sipotra, Federmobilità, Asstra and Tper, and will open with an address by Bologna’s mayor Matteo Lepore. Bologna is no random choice: the city has long been a national benchmark for bike-friendly policies and innovative urban mobility strategies. The “City 30” initiative represents not only traffic calming, but a broader shift toward a model that prioritizes pedestrians, cyclists and vulnerable road users.

Two closely connected themes will be explored throughout the day: women’s mobility and women in mobility.
How do women move around cities? What are their daily needs? And how well do transport systems address issues such as safety, accessibility, care-related travel and time constraints? These questions are essential for designing innovative services and safer, more inclusive urban spaces.

The conference will also present data on women’s employment in the mobility sector, covering transport companies, agencies, planning, public and private services, as well as research and education. This analysis is key to understanding women’s role in the decision-making processes that shape today’s and tomorrow’s cities.

The day will conclude with a roundtable discussion focused on implementing the principles of the Women’s Mobility Charter, turning analysis and proposals into concrete commitments.

An important event for the cycling community as well: because truly sustainable mobility cannot exist without gender equity, inclusive planning and safe streets for everyone 🚲

martedì 13 gennaio 2026

𝙄𝙡 𝘾𝙪𝙤𝙧𝙚 𝙙’𝙊𝙧𝙤 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙎𝙦𝙪𝙖𝙡𝙞: 𝙩𝙤𝙧𝙣𝙖 𝙡𝙖 𝙨𝙤𝙡𝙞𝙙𝙖𝙧𝙞𝙚𝙩𝙖̀ 𝙘𝙤𝙣 𝙇𝙖 𝙋𝙧𝙞𝙢𝙖 𝘾𝙤𝙘𝙘𝙤𝙡𝙖 💛

 C’è una Granfondo che non è fatta solo di chilometri, dislivello e cronometro.

È la Granfondo Squali, che anche quest’anno rinnova il suo impegno solidale a sostegno de La Prima Coccola, l’associazione di volontariato che opera al fianco della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale di Rimini.

Un lavoro silenzioso ma fondamentale, fatto di presenza, ascolto e supporto concreto, per ridurre le distanze — fisiche, psicologiche e di accesso alle migliori cure — tra l’ospedale e le famiglie che affrontano momenti tanto delicati quanto profondi.

Pedalare fa bene. Farlo insieme, ancora di più.

All’interno del Charity Program, il team della Granfondo Squali mette a disposizione 20 dorsali in griglia VIP al costo di 120 euro, con ricavato interamente devoluto a La Prima Coccola.

Un’opportunità speciale per chi ama il ciclismo e crede che la bici possa essere anche uno strumento di solidarietà.
Un’idea regalo di Natale diversa dal solito: autentica, concreta e carica di significato 🎄🎁

📩 Info e prenotazioni: info@granfondosquali.it

📅 Appuntamento

11ª Granfondo Squali
🗓 15–16–17 maggio 2026

Se la vivi una volta, vuoi viverla ancora.

Il ciclismo è fatica, sì. Ma è anche comunità, empatia e cuore.
E quando una manifestazione riesce a unire sport e solidarietà, ogni pedalata vale doppio.


Courtesy GF Squali 


The Golden Heart of the Squali: Solidarity Rides Again with La Prima Coccola 💛

There is a Granfondo that goes beyond kilometers, elevation gain, and the stopwatch.
It’s the Granfondo Squali, which once again renews its commitment to solidarity by supporting La Prima Coccola, the volunteer association that works alongside the Neonatal Intensive Care Unit of Rimini Hospital.

A precious and often quiet mission, built on presence, listening, and real support, aimed at reducing physical, emotional, and access barriers to the best possible care for families facing delicate and challenging moments.

Riding is good. Riding together is even better.

As part of the Charity Program, the Granfondo Squali team is offering 20 VIP grid start numbers at a cost of €120, with 100% of the proceeds donated to La Prima Coccola.

A special opportunity for those who love cycling and believe that a bike can also be a powerful tool for solidarity.
A unique and meaningful Christmas gift 🎄🎁

📩 Info & reservations: info@granfondosquali.it

📅 Save the date

11th Granfondo Squali 🗓 May 15–16–17, 2026

Once you experience it, you’ll want to live it again.

Cycling is effort, yes — but it’s also community, empathy, and heart.
And when an event manages to unite sport and solidarity, every pedal stroke truly counts double.

sabato 10 gennaio 2026

Storia di un maldestro in bicicletta

 Storia di un maldestro in bicicletta è il libro-testamento che Andrea Bizzotto ha scelto di lasciare al mondo — e soprattutto a sua figlia Giulia Grace — pubblicato solo pochi mesi prima della sua scomparsa. Un’opera intima e autentica, nata dalla consapevolezza del tempo che resta e dal desiderio di trasformarlo in parole che possano durare oltre la vita.

Il libro è strutturato in diciannove lettere, una per ogni anno della crescita di Giulia fino al raggiungimento della maggiore età. Diciannove tappe di un percorso fatto di amore incondizionato, fragilità, ironia e una profonda umanità. Bizzotto scrive da padre prima ancora che da autore, con uno stile semplice e diretto, lontano da qualsiasi retorica, proprio perché carico di verità.

«Desidero che Giulia non dimentichi mai che è la cosa più importante e preziosa che ho, e la persona che più amo. Sono così fiero di essere il suo papà. Non sono uno scrittore ma non sono analfabeta e questo libro rappresenta una piccola parte di quello che sono ed ero. Spero che un giorno potrà leggerlo e filtrare il buono dal meno buono. Ti amo Giulia Grace».

In meno di duecento pagine prende forma un lascito struggente e potentissimo: il racconto di un uomo costretto a confrontarsi con la propria fine, ma deciso a non lasciare che la disperazione abbia l’ultima parola. Tra riflessioni sulla vita, sull’amore, sulla paura e sul coraggio, il tempo scorre — giorni, mesi, anni — mentre la scrittura diventa un atto di resistenza e di cura.

La bicicletta, presenza discreta ma significativa, accompagna questo percorso come metafora di equilibrio precario, fatica e libertà. Essere “maldestro in bicicletta” significa accettare le cadute, rialzarsi, continuare a pedalare anche quando la strada si fa dura. Ed è forse proprio questo il messaggio più profondo che Bizzotto consegna a sua figlia — e a chi legge: vivere, nonostante tutto, con dignità, amore e consapevolezza.

Un libro che parla ai genitori, ai ciclisti e a chiunque abbia mai cercato un senso nel movimento, nel tempo che passa e nei legami che restano.




Storia di un maldestro in bicicletta (Story of a Clumsy Cyclist) is the book-testament Andrea Bizzotto chose to leave to the world — and above all to his daughter, Giulia Grace. Published just a few months before his death, it is an intimate and deeply authentic work, born from the awareness of limited time and from the desire to turn what remained into words meant to outlive him.

The book is structured as nineteen letters, one for each year of Giulia’s life until she reaches adulthood. Nineteen stages of a journey made of unconditional love, vulnerability, irony, and profound humanity. Bizzotto writes as a father first and only then as an author, with a simple, direct style, far removed from rhetoric — precisely because it is rooted in truth.

“I wish Giulia never forgets that she is the most important and precious thing I have, and the person I love the most. I am so proud to be her dad. I am not a writer, but I am not illiterate either, and this book represents a small part of who I am and who I was. I hope that one day she will read it and be able to filter the good from the less good. I love you, Giulia Grace.”

In fewer than two hundred pages, a powerful and heartbreaking legacy takes shape: the story of a man forced to face his own ending, yet determined not to let despair have the final word. Through reflections on life, love, fear, and courage, time flows on — days, months, years — while writing becomes an act of resistance and care.

The bicycle, a discreet yet meaningful presence, accompanies this journey as a metaphor for fragile balance, effort, and freedom. Being a “clumsy cyclist” means accepting falls, getting back up, and continuing to pedal even when the road becomes difficult. And perhaps this is the deepest message Bizzotto leaves to his daughter — and to all readers: to live, despite everything, with dignity, love, and awareness.

A book that speaks to parents, cyclists, and anyone who has ever searched for meaning in movement, in the passing of time, and in the bonds that endure.

giovedì 8 gennaio 2026

Bike Holiday 2026 – Inizia l’anno nel modo giusto, in sella alla tua bici! 𝗦𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 -𝟭𝟬% 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝟯𝟭. 𝟬𝟭. 𝟮𝟬𝟮𝟲!

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È tempo di sognare nuove strade, panorami mozzafiato e borghi autentici da esplorare pedalata dopo pedalata.
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Che tu sia un ciclista esperto o un appassionato in cerca di nuove emozioni, abbiamo creato un’esperienza completa che unisce sport, natura, cultura e sapori locali.

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dall’iconica Panoramica, ai silenzi dell’Eremo di Fonte Avellana, dai castelli di Arcevia fino alla magnifica Urbino, terra del Duca.

☀️ Dopo le pedalate… rilassati in piscina e goditi il comfort del nostro bike hotel, con tutti i servizi dedicati a te e alla tua bici.

💬 Sei pronto a vivere tutte le novità della stagione bike 2026?
Nuovi itinerari, nuove emozioni, la stessa passione di sempre.
Non vediamo l’ora di accoglierti per una nuova e indimenticabile vacanza su due ruote!



 Bike Holiday 2026 – Start the year right, on two wheels!

Have you already booked your next bike holiday?

🚴‍♂️ What are you waiting for? The right time is now!

It’s time to dream of new roads, breathtaking landscapes, and authentic villages to explore on two wheels.
Choose adventure, relaxation, delicious local cuisine, and the warm hospitality of the Adriatic Riviera and the Marche hills.

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Whether you’re an experienced rider or a passionate explorer looking for new thrills, we’ve created a complete experience combining sport, nature, culture, and local flavors.

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To thank our bike-loving friends, we’ve decided to extend the 10% discount until January 31st, 2026.

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from the iconic Panoramic Road to the peaceful Fonte Avellana Hermitage, the castles of Arcevia, and the magnificent Urbino, land of the Duke.

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New routes, new adventures — with the same passion as always.
We can’t wait to welcome you for another unforgettable cycling holiday!