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venerdì 25 febbraio 2022

Quand’è il momento di cambiare la bicicletta?

 Il cuore sì, la bicicletta, anche se in giro raccontiamo altro, è un bene emozionale prima di tutto. Oggetto di desiderio prima, di culto poi. Questo, da solo, già basta a giustificare qualsiasi spesa e a prescindere dall’uso che ne faremo per davvero. E tutto sommato è anche la spesa meno importante, in assoluto, rispetto ad altri sport. La bicicletta di un corridore è comunque alla portata di tutti, non si può dire lo stesso per una moto e un’auto da corsa. Chiaro che, ragionando così, si rischia di avere voglia di cambiare bici a ogni nuovo modello, anche solo per il nuovo colore adottato dalla squadra o dal campione del cuore.

Diversa la questione tecnica che spinge esattamente dalla parte opposta visto che l’uscita di nuovi componenti, nuovi telai e nuove soluzioni non farà andare più piano la bici che abbiamo in casa né la renderà più pesante. Potremo continuarci a fare esattamente quel che ci abbiamo fatto fino ad ora, anche se un diavoletto ci soffierà il dubbio nell’orecchio.
L’esigenza tecnica è su un piano diverso. Quando certi componenti diventano obsoleti da non poter avere più ricambi, c’è poco da fare, è il momento di cambiare. D’altra parte, come testimonia il mercato del vintage, trovare ricambi usati può essere una strada percorribile.

Far diventare vecchio il prodotto e far sentire “indietro” l’utente è la via più veloce utilizzata dal marketing per invogliare a un nuovo acquisto. Non c’è da scandalizzarsi visto che il fine di ogni azienda è fatturare il più possibile. Ma la decisione sta sempre a noi e dovrebbe essere scevra da pregiudizi. Difficile, certo, in un mondo che spinge sull’apparire più che sull’essere.

L’invecchiamento forzato di un prodotto è molto spinto nel settore tecnologico. Chi lavora con un computer spesso si trova spinto al rinnovo per la necessità di avere programmi aggiornati (per potersi interfacciare col resto del proprio mondo lavorativo) che non “girano” sui sistemi vecchi di qualche anno.
Ma la bicicletta, per fortuna, è diversa da un computer, se i ricambi si continuano a trovare perché pensare che stia diventando vecchia?

Nella natura della bicicletta c’è il far pensare. Quando si pedala non si può fare altro, nemmeno giocare col cellulare, e allora tocca pensare. Un po’ come quando si fa la doccia, ma più divertente. Tra i tanti pensieri si finisce inevitabilmente a dedicarsi alla propria passione. Cosa cambio? Cosa rinnovo? La devo cambiare tutta? Spesso basta poco, ma l’importante è sentirla nostra, quindi speciale della nostra unicità.

Qual è la “nostra” bicicletta? Quella su cui stiamo pedalando l’abbiamo comprata così com’è, oppure si è andata formando piano piano nel tempo?

La differenza è qui e per molti è il motivo per cui si fa fatica ad accettare un mercato nuovo che spinge all’usa e getta, che poi è un “usa e rivendi” e si crea lo stress di una svalutazione che va al contrario dei sentimenti: con i chilometri messi dentro a quelle ruote, nel nostro sentire, acquista più valore, altro che svenderla. Che ne sa il mercato? Certamente è altra cosa e anche il più accanito estimatore del consumismo si potrebbe trovare in difficoltà una volta che si innamora della bicicletta. Un oggetto che diventa estensione del corpo umano, quindi un po’ culto. Anzi meglio: innamoramento del piacere che dà e di quello che si restituisce.  Viene voglia di trasformarla allora, la bicicletta, farla crescere. Era così fino a un po’ di anni fa.
Poi, a un certo punto, è cambiato tutto.

l primo articolo che suscitò dubbi sulla logica usa e getta risale a parecchi anni fa, ricordate? Metà anni Novanta o giù di lì. Si parlava di movimenti centrali “a cartuccia”. Niente sfere e controdadi da regolare, ma vuoi mettere il vantaggio? Funzionano benissimo e quando si rovinavano si sostituivano. Semplice e veloce, solo un po’ più costoso. Ma meno lavoro meccanico e, in definitiva, più efficienza. Ere geologiche fa dal punto di vista tecnologico, i computer combattevano con Windows 95 e dalle parti di Apple si era attorno al System 9.
Era tutto ancora abbastanza standard, i movimenti centrali erano quelli e FSA aveva un catalogo di serie sterzo poco più grande di un depliant, non quel “Devoto-Oli” che sarebbe diventato di lì a qualche anno.

La bicicletta si comprava e poi si aggiornava e facendolo ci si innamorava del mezzo. Quando si cambiava la bicicletta “tutta insieme” era una piccola conquista ma a volte dispiaceva anche. Ecco perché, per molti di noi – con qualche capello bianco – le cose ora stridono un po’. Se la bicicletta la compri nuova tutta e tutta insieme è meno “tua” di quando la modificavi un po’ per volta. Un modo rateale e rituale che diventava parte del proprio essere ciclista. Tanto bastava.

Oggi sembra già tanto poter scegliere la sella e i pedali che spesso ci si porta dietro dal modello vecchio (soprattutto se si usano tipologie diverse dallo “standard Look” che è un riferimento sul mercato.
Fine. I prossimi interventi sulla bicicletta – dicono le statistiche – saranno di manutenzione sostituendo, eventualmente, quel che non funziona più, non aggiustandolo e, con poca probabilità, non migliorandolo con un aggiornamento che spesso diventa impossibile per incompatibilità. Poi nastro manubrio e coperture. Un salto in là possono essere delle ruote nuove che ci stanno sempre bene.

Già, la compatibilità è una croce che per molti sa più di marketing che di efficienza. Servono davvero tutti questi standard? Motivazioni economiche vestite di efficienza più che viceversa, ma tant’è, quale azienda lavora per guadagnare meno? Però, come in tutte le cose, possiamo cercare il lato positivo. Nella ricerca continua di novità c’è un’evoluzione di proposte che diventano varietà enorme e quindi possibilità di scelta. Non esiste un bene assoluto, ma esiste quel che va bene a ciascuno di noi. Il “su misura” si è evoluto in una quantità di scelte così ampia che, alla fine, la bicicletta diventa comunque unica. Basti guardare l’assortimento di selle e manubri, ma anche di tanti accessori che possono corredare le biciclette moderne, piuttosto lontane dal minimalismo da cui discendono.

Ecco, se ci si fissa su questo, sul minimalismo e l’essenziale le biciclette invecchieranno meno. Se si fa riferimento a ciò che offre il mercato e, tanto più, ai corridori, la direzione è solo quella del sostituire a tutti i costi spesso con la frustrazione della novità dietro l’angolo.

Ma in fondo, la bicicletta nostra è quella che contiene i ricordi più belli o le aspettative migliori.
A voi la scelta.



The heart yes, the bicycle, even if we talk about something else, is an emotional good first of all. Object of desire first, then of worship. This alone is enough to justify any expense and regardless of the use we will make of it for real. And all in all it is also the least important expense, by far, compared to other sports. However, a rider's bicycle is within everyone's reach, the same cannot be said for a motorcycle and a racing car. Of course, thinking like this, you risk wanting to change bikes for each new model, even if only for the new color adopted by the team or by the champion of your heart.

The technical issue is different, which pushes exactly the opposite side since the release of new components, new frames and new solutions will not make the bike we have at home go slower nor will it make it heavier. We will be able to continue doing exactly what we have done up to now, even if a little devil blows doubt in our ears.

The technical need is on a different level. When certain components become obsolete that they cannot have more spare parts, there is little to do, it is time to change. On the other hand, as evidenced by the vintage market, finding used parts can be a viable path.

Making the product old and making the user feel "behind" is the fastest way used by marketing to entice a new purchase. There is no need to be scandalized given that the aim of every company is to invoice as much as possible. But the decision is always up to us and should be free from prejudice. Difficult, of course, in a world that pushes on appearing rather than on being.

The forced aging of a product is very strong in the technology sector. Those who work with a computer often find themselves pushed to renew due to the need to have updated programs (to be able to interface with the rest of their working world) that do not "run" on systems that are a few years old.
But the bicycle, fortunately, is different from a computer, if the spare parts continue to be found why think that it is getting old?

In the nature of the bicycle there is making people think. When you ride, you can't do anything else, not even play with your cell phone, and then you have to think. A bit like taking a shower, but more fun. Among the many thoughts, one inevitably ends up dedicating oneself to one's passion. What do I change? What do I renew? Do I have to change it all? Often a little is enough, but the important thing is to feel it as ours, therefore special because of our uniqueness.

What is "our" bicycle? Did we buy the one we are riding on as it is, or did it develop slowly over time?
The difference is here and for many it is the reason why it is difficult to accept a new market that pushes to throw away, which is then a "use and resell" and creates the stress of a devaluation that goes the opposite of feelings: with the kilometers put into those wheels, in our feelings, it acquires more value, other than selling it off. What does the market know? Certainly it is something else and even the most avid admirer of consumerism could find himself in trouble once he falls in love with the bicycle. An object that becomes an extension of the human body, therefore a bit of a cult. Better still: falling in love with the pleasure it gives and what it gives back. Then one feels the urge to transform it, the bicycle, to make it grow. It was like this until a few years ago.
Then, at a certain point, everything changed.

The first article that raised doubts about disposable logic was several years ago, remember? Mid nineties or thereabouts. There was talk of "cartridge" bottom brackets. No balls and locknuts to adjust, but you want to put the advantage? They work very well and when they got damaged they were replaced. Quick and easy, just a little more expensive. But less mechanical work and ultimately more efficiency. Geological eras ago from the technological point of view, computers fought with Windows 95 and around Apple it was around System 9.

It was all still fairly standard, the bottom brackets were those and FSA had a headset catalog just a little larger than a brochure, not the "Devoto-Oli" that would become a few years later.

The bicycle was bought and then updated and by doing it you fell in love with the vehicle. When you changed your bicycle "all at once" it was a small achievement but sometimes it was also sorry. That's why, for many of us - with a few white hairs - things now squeal a bit. If you buy a new bicycle all at once, it is less "yours" than when you modified it a little at a time. An installment and ritual way that became part of one's being a cyclist. That was enough.

Today it already seems a lot to be able to choose the saddle and pedals that you often carry with you from the old model (especially if you use types other than the "standard Look" which is a reference on the market.

End. The next interventions on the bicycle - say the statistics - will be maintenance, possibly replacing what no longer works, not fixing it and, with little probability, not improving it with an update that often becomes impossible due to incompatibility. Then handlebar tape and covers. A leap can be some new wheels that always fit us.

Yes, compatibility is a cross that for many knows more about marketing than efficiency. Are all these standards really needed? Economic reasons dressed in efficiency more than vice versa, but anyway, which company works to earn less? However, as in all things, we can look for the positive side. In the continuous search for novelty, there is an evolution of proposals that become enormous variety and therefore the possibility of choice. There is no absolute good, but there is what is good for each of us. The "made to measure" has evolved into a quantity of choices so wide that, in the end, the bicycle becomes unique anyway. Just look at the assortment of saddles and handlebars, but also the many accessories that can accompany modern bicycles, rather far from the minimalism from which they derive.

Here, if you focus on this, bicycles will age less on minimalism and the essential. If we refer to what the market offers and, even more so, to the riders, the only direction is to replace at all costs, often with the frustration of novelty around the corner.

But after all, our bicycle is the one that contains the best memories or the best expectations.

It is up to you!

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