Quella di Biciclette Italiane è una storia lunga, nata quasi per istinto.
Dopo il libro realizzato con Bolis su Campagnolo – sulla scia del lavoro di Paolo Facchinetti – era già emersa un’idea: perché non raccontare i marchi italiani della bicicletta?
Non solo i grandi nomi, ma anche quei marchi “di secondo piano” che, in realtà, hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia del nostro ciclismo.
Cosa rende davvero speciali le biciclette italiane, tanto apprezzate all’estero?
Certo, ci sono i brand più famosi, ma ci sono anche gli artigiani. Uomini che, tra un cannello di saldatura e una lima, hanno inventato soluzioni grandi e piccole, spesso alla base delle biciclette moderne.
La voglia era proprio questa: raccontare quelle storie. E capire come, in alcuni casi, da una piccola officina siano nati marchi conosciuti in tutto il mondo.
La prima vera difficoltà è stata la selezione.
Insieme al direttore editoriale di Bolis, Gino Cervi — autentico angelo custode di questo progetto — ci siamo resi conto subito che un’enciclopedia dei marchi italiani sarebbe stata impossibile. Troppi nomi, troppe storie, troppo poco spazio per raccontarle davvero.
Abbiamo quindi fatto delle scelte: prima escludendo abbigliamento, calzature e accessori, poi concentrandoci su biciclette e componenti realmente significativi.
Anche la disponibilità del materiale ha avuto il suo peso. Molti marchi italiani, purtroppo, non possiedono archivi storici organizzati. Spesso è più facile trovare fotografie, cataloghi o telai dimenticati in giro per il mondo che nelle cantine delle aziende stesse. In alcuni casi la storia è andata persa nei passaggi di proprietà, sacrificata per fare spazio al presente.
Ed eccolo qui.
Biciclette Italiane racconta tante piccole avventure: alcune culminate nel successo, altre rimaste lungo la strada.
Storie di intuizioni geniali, di passione e di artigianato che hanno segnato il ciclismo agonistico del nostro passato, recente e meno recente.
Ogni marchio ha almeno due pagine dedicate; per quelli più importanti lo spazio cresce, lasciando posto a immagini storiche e biciclette a piena pagina.
Negli Stati Uniti, dove il libro è uscito in inglese con Velopress prima che in Italia, lo hanno definito “a coffee table book”: un libro da tenere a portata di mano, da sfogliare senza fretta.
Non un volume da leggere tutto d’un fiato, ma da vivere pagina dopo pagina.
Biciclette Italiane was born almost instinctively.
After working on a book about Campagnolo, the idea naturally emerged: why not tell the story of Italian bicycle brands?
Not only the famous names, but also the smaller ones — the workshops, the craftsmen, the innovators who shaped the soul of Italian cycling.
What does really makes Italian bicycles so admired around the world?
It’s not just the big brands. It’s also the artisans who, with a torch and a file, created ideas and solutions that still influence modern bicycles today.
The biggest challenge was choosing what to include.
Together with Bolis’ editorial director, Gino Cervi, we quickly understood that an encyclopedia was impossible. Too many brands, too many stories — and no space to tell them properly.
So we made choices, focusing on the most meaningful bicycle and component brands.
Another difficulty was archival material: many Italian companies no longer preserve their own history. Often, more documents can be found abroad than in the companies’ own basements.
This is the result.
Biciclette Italiane tells stories of passion, intuition and craftsmanship. Some ended in worldwide success, others slowly disappeared — but all helped shape Italian cycling culture.
Each brand has its own dedicated space, with historical images and full-page bicycles.
In the United States, where the English edition was published by Velopress before the Italian release, it was described as a coffee table book: not a book to read from start to finish, but one to browse slowly, page after page.

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